Tre anni, senza fretta

Di Luciano Pace
Oggi Ora di pace compie tre anni. Tre anni, per un essere umano, sono l’età in cui si parla parecchio, si corre dappertutto, si fanno molte domande e, soprattutto, si pretende di mettere le mani su ogni cosa. A pensarci bene, per un blog dedicato all’Insegnamento della Religione Cattolica non è poi una cattiva età. Anche Ora di pace, infatti, in questi tre anni ha imparato a “parlare un po’ meglio”, ha stimolato parecchie domande, ha provato a “mettere le mani” su strumenti didattici sempre nuovi e, qualche volta, ha anche corso qualche rischio. Non troppo, però. E forse proprio questa è una delle soddisfazioni più belle di questo terzo compleanno: si comincia la seconda infanzia con gioia ed entusiasmo rinnovati, sapendo da dove si viene, come si è camminato e l’esperienza che ancora ci attende.
Considerando i dati degli accessi, delle visite e delle persone che seguono il blog, si nota, in particolare, una crescita costante ma lenta. Nessuna esplosione improvvisa, nessuna misteriosa viralità, nessun esercito di followers conquistato nel giro di poche settimane. Il numero di coloro che arrivano qui aumenta di poco alla volta, giorno dopo giorno. Questo potrebbe sembrare un limite, secondo le logiche commerciali odierne. Oggi siamo abituati a misurare il successo digitale con la rapidità: bisogna crescere in fretta, essere condivisi, comparire, ottenere visualizzazioni, produrre continuamente qualcosa che catturi l’attenzione. Un blog dovrebbe diventare famoso possibilmente prima ancora che qualcuno abbia capito bene che cosa contiene.
Eppure, per un blog pedagogico e didattico, forse crescere lentamente è la più buona delle notizie. Potrebbe significare – e mi piace pensare che significhi proprio questo – che molte persone non arrivano qui perché un algoritmo ha deciso di mostrare loro un contenuto, ma perché qualcuno ha detto a qualcun altro: «Guarda, prova a dare un’occhiata a questo materiale didattico per l’IRC». Un collega lo suggerisce a un collega. Un insegnante utilizza qualcosa in classe, ne parla con un altro insegnante e il cerchio, piano piano, si allarga.
È il vecchio e poco tecnologico passaparola. Una delle forme di comunicazione più antiche del mondo e, nonostante tutti i nostri prodigi digitali, ancora una delle più affidabili. In fondo, l’educazione stessa funziona proprio così. Le buone idee educative raramente conquistano il mondo in una notte magica. Hanno bisogno di essere sperimentate, discusse, corrette, condivise. Passano da una classe all’altra, da una sala insegnanti all’altra, da un corso di formazione a una conversazione davanti a un caffè. Prima che essere pubblicizzate, devono essere incontrate, approfondite e poi ritenute significative.
Perciò, se Ora di pace continua a crescere senza troppa fretta, va benissimo così. E un grazie di cuore va a chi in questi tre anni ha contribuito a farlo crescere con questa andatura a tartaruga. Naturalmente, crescere lentamente non significa stare fermi. Anzi. Nel prossimo anno scolastico il blog, a Dio piacendo, continuerà a sviluppare le sue diverse sezioni secondo lo stile seguito finora, cercando però di investire con maggiore decisione in alcune direzioni.
La prima sarà la gamification. Negli ultimi mesi ho lavorato parecchio intorno alla possibilità di trasformare alcuni contenuti dell’IRC in esperienze ludiche e narrative: quiz, giochi, percorsi interattivi e, soprattutto, nuovi librogame multimediali, nei quali gli studenti possono entrare dentro una storia, prendere decisioni, sbagliare strada, tornare indietro e scoprire che imparare qualcosa può assomigliare molto più a un’avventura che a un’interrogazione.
Accanto ai librogame arriveranno ancora proposte ispirate ai giochi di società. Su questo è importante capirsi. L’aula non è certo una sala giochi, intesa come puro luogo di svago e divertimento. Tuttavia, il gioco, quando è didatticamente ben progettato, possiede una qualità educativa straordinaria: chiede di partecipare in allegria e serenità all’attività, favorendo una miglior motivazione all’apprendimento. Uno studente che partecipa volentieri e con gioia ad un’attività è già molto più vicino all’apprendimento di uno studente che semplicemente assiste passivamente. È a questo valore motivazionale del gioco a cui si riferiva già Platone quando, nella sua Repubblica, scriveva: “Non con la costrizione, ma attraverso il gioco dovrai formare i giovani”. Del resto, nella parte inferiore delle pagine di questo blog compare da tempo una frase di John Locke che invita noi adulti a giocare fra loro, così da far venire ai bambini e ai ragazzi la voglia di imparare. Dopo tre anni, sarà bene prendere Locke ancora più sul serio.
Una particolare attenzione sarà poi dedicata all’Area Progetti, pensata per i colleghi che sostengono più direttamente questa avventura attraverso l’adozione dei libri di testo per l’IRC da me scritti. È una forma di riconoscenza che considero doverosa. Un progetto didattico, infatti, vive certamente delle idee di chi lo propone, ma vive ancora di più della fiducia di chi decide di portarlo nella propria aula. Per questo vorrei che l’Area Progetti diventasse sempre più ricca di materiali, percorsi e mediatori multimediali capaci di accompagnare concretamente il lavoro quotidiano degli insegnanti adottanti. Non un semplice spazio riservato, dunque, ma una sorta di laboratorio parallelo al libro, continuamente aggiornabile.
Nel frattempo ha preso forma anche un progetto editoriale nuovo. Se tutto procederà secondo quanto previsto, il prossimo anno arriverà una nuova pubblicazione destinata alla Scuola Secondaria di II grado, dedicata all’orientamento esistenziale degli adolescenti. L’idea di fondo è abbastanza semplice: prima di domandare a un ragazzo quale lavoro voglia fare, quale università intenda scegliere o quale professione immagini per il proprio futuro, forse sarebbe utile aiutarlo a chiedersi chi desidera diventare. Per questo il percorso incrocerà tre strade che considero particolarmente feconde: l’orientamento esistenziale, la via dell’interiorità di sant’Agostino d’Ippona e lo sviluppo dell’intelligenza emotiva. Tre prospettive diverse, accomunate dalla prospettiva esistenziale per cui l’orientamento nel mondo abbisogna di imparare a orientarsi dentro sé stessi.
C’è poi StudentArte. È una delle sezioni più giovani del blog e forse proprio per questo una di quelle a cui tengo maggiormente. Lo scorso anno sono comparsi lavori realizzati dagli studenti: fumetti, videolezioni, attività interattive, prodotti nei quali conoscenze disciplinari e creatività personale si sono incontrate. Mi auguro che quest’anno questa piccola galleria possa allargarsi ancora. Anzi, sarebbe bello che StudentArte diventasse sempre meno uno spazio nel quale vengono mostrati «bei lavori» e sempre più un luogo nel quale gli studenti e gli insegnanti possano trovare ispirazione per diventare veri autori di cultura. Perché a scuola non dovremmo soltanto insegnare ai ragazzi a comprendere ciò che altri hanno pensato, scritto, dipinto o raccontato. Dovremmo anche offrire loro qualche occasione per lasciare una traccia propria.
Rimane, infine, un ultimo aspetto. Sicuramente il più importante per chi scrive. Tre anni fa questo blog è nato l’8 settembre, giorno nel quale la tradizione cattolica celebra la Natività di Maria. Da allora ho voluto affidarlo a Maria Bambina. Fra i molti santi devoti alla Madonna c’è stato anche il martire san Tommaso Moro, colui che fu giustiziato dal re Enrico VIII per aver rifiutato di sottomettersi al suo atto di supremazia.
Insieme a questo articolo, il primo nuovo materiale pubblicato sarà una videopreghiera dedicata agli insegnanti di Religione Cattolica, attribuita a questo santo (questo il link). Non è una preghiera da proiettare in classe, né da recitare insieme agli studenti e neppure un nuovo mediatore didattico. È una preghiera per noi tutti. Va recitata, magari con lo smartphone ancora in mano, qualche minuto prima di entrare in aula. Da soli. In quel «segreto» di cui parla Gesù quando invita a pregare il Padre senza bisogno di essere visti dagli altri.
Mi sembra un modo particolarmente adatto per ricominciare. Noi insegnanti di religione cattolica siamo molto preoccupati — come ogni altro insegnante, giustamente — dei programmi, delle competenze, delle metodologie, dell’intelligenza artificiale, delle tecnologie, della valutazione, ecc. Ma qualche volta, fra una faccenda e l’altra, rischiamo di dimenticare il fondamento della nostra azione educativa. Ogni mattina, quando entriamo in aula, portiamo dentro la classe noi stessi. Prima ancora della lezione arrivano il nostro volto, il nostro tono di voce, il modo in cui salutiamo, la disponibilità ad ascoltare, la capacità di non prenderci troppo sul serio. Arriva persino il nostro umore. Meglio che sia buono perciò.
In un mondo che sembra diventato bravissimo ad annoiare i ragazzi, demotivarli, irritarli e qualche volta perfino farli arrabbiare, forse uno dei primi doni che un insegnante può offrire loro è molto più semplice di qualsiasi innovazione didattica: un volto sereno e la disponibilità a sorridere. Chi è troppo serio potrebbe scambiare questo atteggiamento per superficialità. Al contrario. Ci vuole una certa profondità per non lasciare che ogni problema diventi una tragedia di cui lamentarsi. San Tommaso Moro, che di motivi per perdere il buon umore ne ebbe parecchi nella sua vita, sembra un buon compagno di viaggio per ricordarcelo.
Perciò, con Maria Bambina a vegliare ancora sul cammino e san Tommaso Moro a ricordarci di non diventare troppo seriosi, possiamo dunque cominciare il nostro quarto anno di vita, fra l’aula e il web. Così, con un sorriso di auguri: buon terzo compleanno, Ora di pace!

