Tra campane e mulini: scegliere l’IRC

Di Luciano Pace.

In questi giorni mi è capitato di leggere un articolo di giornale in cui si metteva in risalto come la scelta dell’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) da parte degli studenti e delle famiglie sia in calo, un po’ su tutto il territorio nazionale. Il che non desta certo sorpresa: per chi conosce l’andamento della decisione di avvalersene o meno, sa che, a livello di dati spicci, l’IRC è in leggerissima flessione da trent’anni a questa parte. Nessuno scalpore, dunque!

Certo, i dati sulla scelta andrebbero anche interpretati, visto che la sociologia è, nel modo in cui Max Weber l’ha pensata, una disciplina che ha di mira la comprensione e non solo la raccolta a-critica di fattualità. Perciò, suggerirei a chi intendesse offrire elementi di comprensione sociologica dello stato di “salute” dell’IRC in Italia, di unire ai dati statistici sulla scelta di avvalersene o meno, una nuova e aggiornata indagine qualitativa sulla percezione degli studenti e delle famiglie, rispetto alle scelte che vengono compiute. Una simile indagine potrebbe essere fatta anche dall’UAAR (L’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti, citata nell’articolo cui faccio riferimento), che è sempre così attenta a segnalare ogni anno, proprio in questo periodo, il calo di adesioni dell’IRC. Suggerirei solo, in spirito di carità cristiana, di fare l’indagine sentendo entrambe le campane coinvolte nella scelta.

Detto ciò, siccome ci vuole grande spirito critico per indagare sociologicamente i fatti sociali con la neutralità a cui sempre Weber fa riferimento, può darsi che l’intento di coloro che fanno notare ogni anno, sempre in occasione delle iscrizioni scolastiche (periodo in cui bisogna scegliere anche se avvalersene o meno), che l’IRC è in calo di adesioni, non sia poi cosi neutro e retto come voglia lasciare intendere. Magari, il motivo non è tanto quello di illustrare un fenomeno sociale, ma, al contrario, di “tirare acqua al proprio mulino“: con l’offrire i dati sul fatto che l’IRC è in calo di audience, in realtà si intende comunicare che vale la pena non sceglierlo. A che pro segnalare, altrimenti, che l’IRC – a loro dire – non piace più agli studenti?

Non piace più!” – si afferma. Come se fosse l’edonismo la base su cui interpretare il valore di una proposta culturale e scolastica. Davvero siamo condannati tutti quanti a pensare che il nostro unico e solo criterio per comprendere il senso di ciò che accade, anche a livello sociale, sia il freudiano “principio del piacere“? Su questo, da insegnante di Religione Cattolica, mi permetto di far notare un aspetto spesso lasciato in sordina dalle pagine dei giornali. Mi riferisco alla circostanza per cui, fintanto che si continuerà a permettere agli studenti anche di fare nulla di scolastico (cioè uscire da scuola) durante le ore di alternativa all’IRC, è molto probabile che alcuni studenti scelgano il dolce e lieto far nulla. Tutto sommato, ad esser sincero, potrebbe essere una possibilità che prenderei in considerazione io stesso, in certi casi. L’ozio è sempre allettante!

Nonostante questo, lasciando sullo sfondo l’edonismo di maniera, chiediamoci: come è possibile comunicare che una disciplina scolastica è di valore se, in alternativa ad essa, si propone anche di non fare nulla di istruttivo? È pedagogicamente significativa tale alternativa? A me non pare.

Di conseguenza, per ribilanciare il flusso d’acqua verso il mulino della disciplina che insegno e che amo, mi pongo un ulteriore interrogativo: come interpretare il dato di fatto che in tutt’Italia, dopo trent’anni, ancora circa l’80% in media degli aventi diritto (dato al ribasso, perché non sono un sociologo raffinato come Weber vorrebbe) frequentano l’IRC, anche se possono decidere di fare nulla di istruttivo in alternativa? È solo perché piace ed è ballabile? Siamo seri, dai! Non è più probabile supporre la conclusione per cui, nonostante tutto, chi ancora persiste nello sceglierlo, percepisce tale insegnamento come di valore per formare la propria persona, sia come essere umano sia come cittadino. Talmente significativo, tanto da preferire il rimanere in aula ad imparare una materia in più, piuttosto che recarsi al bar a sollazzare (cosa nobile e buona, ma certo non sostituibile all’imparare in quanto ad importanza educativa).

Se questo non fosse sufficiente a smuovere la riflessione intorno all valore culturale e scolastico dell’IRC, suggerisco anche di considerare quale mulino riterrebbe più significativo: quello in cui il grano della conoscenza in ambito religioso è coltivato ogni giorno in aula, con pazienza, passione e competenza, e che produce ancora l’80% del raccolto (nonostante tutte le intemperie dovute a chi vuole mettere zizzania in quest’opera di coltivazione), o quello in leggero aumento ogni anno solo perché propone la presunta piacevolezza correlata al fare a meno di coltivare qualsiasi terreno di conoscenza religiosa? A me pare chiara la risposta. E sono contento ed onorato di essere un coltivatore del campo culturale dell’IRC, ormai da tempo. Può darsi, invece, che altri siano più felici di bearsi dell’aumento di chi ritiene significativa l’ignoranza in materia religiosa.

Per tutte queste ragioni, per chi fosse indeciso a quale campana dare ascolto o verso quale mulino far confluire il torrente della sua preferenza, suggerisco due opportunità di approfondimento. Una è questo blog. Provate ad esplorarlo. Andate nell’area “Chi siamo” e leggete chi siamo, come siamo nati, quali ambizioni coltiviamo e come intendiamo coltivarle. Se questo appello vi suonasse presuntuoso, perdonatemi. A mia preventiva discolpa posso solo segnalare che, quando si vive un’avventura di promozione della conoscenza, percepita come sensata ed entusiasmante (quale è sentita quella di questo blog dedicato alla didattica dell’IRC), si ha desiderio di comunicarne il valore e di diffonderla. Se non dovesse piacervi… Amen! “De gustibus non disputandum est“. La seconda è la campagna di promozione dell’IRC promossa dall’Ufficio Scuola della Diocesi in cui insegno, ovvero quella di Brescia. La trovate a questo link.

Qualora siate studenti o genitori, considerate attentamente queste due proposte. Se poi il vostro sarà un “no” all’IRC, se non altro avrete almeno conosciuto più da vicino ciò a cui intendete rinunciare… Ma non compirete questa scelta solo perché qualcuno ha insinuato in voi il dubbio che il mulino dell’IRC sia brutto e la sua campana fastidiosa.

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