Chi fu Maria Maddalena?

Di Luciano Pace
Nel film “Maria Maddalena” (2018) di Grath Davies la protagonista è presentata come predicatrice e come la più fedele e autentica discepola di Gesù, osteggiata da Pietro e dagli altri apostoli. In uno spezzone de “Il codice da Vinci” (2006) di Ron Howard (film ispirato all’omonimo romanzo di Dan Brown), viene indicata come moglie di Gesù, dalla quale sarebbe derivata la stirpe messianica dei re Merovingi. In “La passione di Cristo” (2004) di Mel Gibson, si allude al fatto che Maria Maddalena sia l’adultera salvata da Gesù dalla lapidazione. Nel classico “Gesù di Nazareth” (1977) di Franco Zeffirelli (e in alcune altre pellicole dedicate a Gesù degli anni ‘70-’80), la troviamo identificata con la peccatrice che lava con Nardo e lacrime i piedi del suo Signore Gesù.
Di fronte a quanto il cinema presenta, sorge legittima la domanda: chi è stata davvero Maria Maddalena? In che modo la Sacra Scrittura ne racconta? Qual è il suo ruolo nella tradizione di fede cristiana? Per rispondere, è opportuno anzitutto notare che la cinematografia dà realisticamente conto della complessità di interpretazione collegata a questa santa. Conviene, quindi, partire da essa per approfondire un poco le questioni che sono state poste.
Cominciamo con l’identificazione di Maria Maddalena con l’adultera, quella suggerita da Mel Gibson. Il fatto che sia un caso unico indica già la problematicità di questo approccio. Infatti, il Vangelo di Giovanni in cui viene raccontato questo episodio (Gv 8, 1-11) non menziona il nome dell’adultera destinata a lapidazione.
Passiamo, in seconda battuta, alla Maria Maddalena di Zeffirelli. In questo caso egli la presenta come la peccatrice che si reca a casa di Simone il fariseo e che lava i piedi di Gesù con le sue lacrime e olio di Nardo, asciugandoli poi con i capelli (Lc 7, 36-50). Questo “volto penitente” della Maddalena è quello caro alla tradizione di fede cristiano cattolica. Si tratta quindi dell’interpretazione di fede considerabile “tradizionale”.
Le ragioni per cui Maria di Magdala è identificata con la peccatrice dipendono dal gesto che compie. Lo stesso gesto, infatti, viene compiuto da Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro, mentre Gesù si trovava a cena da loro (Gv 12, 3-4). Di conseguenza, supponendo che la protagonista del gesto sia la stessa persona, Maria Maddalena è la sorella di Lazzaro, una peccatrice amica di Gesù.
Quanto è attendibile tale accostamento? Se si considerano i particolari del racconto, è improbabile che Gesù sia stato unto due volte da due donne diverse con “olio di Nardo”. Inoltre, se si interpreta l’unzione con questo olio pregiato una chiara allusione alla regalità di Gesù, l’imbarazzo dei discepoli di fronte a quanto compiuto dalla donna rende improbabile che l’evento possa essersi ripetuto.
Al contrario, c’è anche chi ritine “fonte di equivoci” questo accostamento delle “due Marie” alla peccatrice perdonata. Di questo parere è, per esempio, mons. Gianfranco Ravasi. In un suo corposo articolo sul “Sole 24 ore” del 2013, mons. Ravasi nota che nei Vangeli canonici non ci sono evidenze di tale identificazione. Piuttosto, di Maria Maddalena si dice chiaramente che era discepola di Gesù e che “da lei erano usciti sette demoni” (Lc 8, 1-3). Perciò, sebbene si possa affermare che si tratti di una peccatrice redenta da Gesù, divenuta poi sua discepola, non la si può accostare con Maria di Betania. Inoltre, il fatto che Maria sia indicata come originaria di Magdala, è già di per sé motivo sufficiente per escludere che lei fosse originaria o abitante di un’altra località.
Egli annota correttamente che il dato per cui Maria Maddalena fosse una peccatrice è stato distorto dalla tradizione culturale che l’ha arbitrariamente identificata come prostituta. Anche di questo i Vangeli non offrono evidenza. L’interpretazione di mons. Ravasi, se da un lato è critica verso l’accostamento di Maria Maddalena all’omonima sorella di Lazzaro e Marta, dall’altro conferma il suo tratto di peccatrice perdonata da Gesù e divenuta sua stretta discepola.
A questo punto è opportuno sottolineare come l’esegesi tradizionale dedicata a questa complessa ed affascinante santa, elaborata anzitutto dai Padri della Chiesa, per identificarla con la peccatrice e con Maria di Betania, adottasse dei criteri non puramente letterali, bensì teologali. Per comprenderlo è di aiuto riferirsi in particolare ad alcune omelie di san Gregorio Magno dedicate alla Maddalena.
Il suo punto di partenza è la Maddalena che annuncia il risorto dopo che le è apparso al sepolcro. In tutti e quattro i Vangeli canonici si dice che Maria di Magdala è presente, da sola, o con altre donne, al sepolcro vuoto. Dopo averLo visto, sarà lei a riferire a Pietro e agli altri apostoli in merito alla resurrezione del Signore. Nell’omelia XXV dedicata al commento di questi eventi (per come sono raccontati dal Vangelo di Giovanni), san Gregorio si domanda per quali ragioni Gesù si sia mostrato proprio a lei. La sua spiegazione è un elogio a Maria che “cercava Colui che non aveva trovato; Lo piangeva cercando e infiammata del fuoco del suo amore, ardeva del desiderio di Lui che credeva portato via. Così avvenne che ella sola vide Gesù”.
Inoltre, come si può apprendere dall’omelia XXXIII di san Gregorio, la motivazione di un simile e sconfinato amore risiedeva nel fatto che la Maddalena era stata perdonata da Gesù per i suoi peccati. Il riferimento va esattamente alle parole di Gesù pronunciate proprio durante l’episodio dell’unzione col Nardo. A Simone il fariseo che dubita di Gesù e del suo essere Messia per essersi fatto toccare da una simile donna, il Signore risponde: “Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco” (Lc 7, 47).
Come si capisce, l’identificazione di Maria Maddalena con Maria di Betania, ovvero la peccatrice, cioè la discepola di Gesù che Lo vede e Lo annuncia risorto, dipende da un unico criterio teologico ben chiaro: il suo amore verso di Lui, un amore dipendente dall’essere stata da Lui redenta. Un amore così grande da diventare emblema di ogni altra autentica conversione. Infatti, Scrive san Gregorio: “Questa donna rappresenta noi, se, dopo i nostri peccati, con tutto il nostro cuore ritorniamo al Signore, se imitiamo il dolore della sua penitenza”.
L’elogio alla Maddalena, come icona della grazia redentrice offerta ad ogni uomo, diventerà origine della accorata devozione che, per tutto il Medioevo e l’età moderna, sarà rivolta a questa santa di difficile identificazione scritturistica. In particolare, san Tommaso d’Aquino così la loda in un suo commento al Vangelo di Giovanni: “Dobbiamo notare il triplice privilegio conferito a Maddalena. In primo luogo, profeticamente, in virtù del fatto che meritò di vedere gli angeli: poiché un profeta è l’intermediario tra gli angeli e il popolo. In secondo luogo, il vertice degli angeli, per il fatto che vide Cristo, sul quale gli angeli desiderano guardare. In terzo luogo, l’ufficio apostolico: divenne infatti apostola degli apostoli, per il fatto che le fu affidato l’incarico di annunciare la risurrezione del Signore ai discepoli: così che, come la donna annunciò per prima le parole di morte all’uomo, così anche la donna annunciò per prima le parole di vita”.
Profetessa, vertice degli angeli, apostola degli apostoli. Così la Maddalena è ancora onorata dai devoti cattolici nel giorno della sua Memoria liturgica, il 22 luglio. A questa devozione ha fatto chiaro riferimento Zeffirelli nel suo “Gesù di Nazareth”.
Rimangono ancora da considerare le interpretazioni di Maria Maddalena come moglie di Gesù e come avversaria degli apostoli. Esse dipendono da ciò che si trova scritto in alcuni vangeli gnostici, in particolare nel “vangelo di Filippo” e nel “vangelo di Maria”.
Il “vangelo di Filippo”, citato esplicitamente da Dan Brown, è uno scritto del II secolo d.C. In un frammento di questo vangelo si legge che Maria Maddalena era la sposa di Gesù, da lui molto amata visto che egli la baciava spesso e volentieri in pubblico. Come è stato notato dall’esegesi esperta, la parola “koinonos”, adottata per “sposa”, andrebbe meglio tradotta con “compagna”, “discepola”. Inoltre, trattandosi di un testo gnostico, occorre ricordare il significato rituale (e non affettivo o storico) del bacio per coloro che aderivano a questa setta religiosa antica.
Per quanto riguarda, infine, la figura di una Maddalena avversaria di Pietro e degli apostoli, proposta nel film di Grath Davies, essa si ispira all’apocrifo “vangelo di Maria”. Anche in questo caso, siamo di fronte ad un testo gnostico, di cui possediamo frammenti di codice. Una simile interpretazione si inseriva in un contesto, quello del III secolo d.C, in cui la Chiesa discuteva del ruolo delle donne nell’esercizio dei ministeri ecclesiali. Indicare Maria Maddalena come ostile verso Pietro significava rivendicare l’importanza delle donne nella trasmissione della fede. Siamo quindi di fronte ad un “volto femminista” della Maddalena che suscita oggi un grande fascino. Il problema è che proprio la Tradizione di fede, come si è potuto constatare, non ha mai lesinato elogi verso la prima convertita della storia della Chiesa, colei senza la quale nemmeno la fede di Pietro, cioè degli apostoli, avrebbe senso.


