La polisemia delle ceneri

In questi giorni di inizio Quaresima sono stato invitato più volte a fare attenzione al simbolismo delle ceneri, tipico della tradizione liturgica cristiano cattolica. Molti ritengono, frettolosamente, che si tratti del solito gesto di mortificazione, tipico di noi cattolici, considerati esperti nel far sentire in colpa gli altri. In realtà, le ceneri portano con sé una polisemia filosofica e teologica straordinaria, capace di porre in luce aspetti dell’umanità spesso dimenticati nello scorrere superficiale e distratto delle faccende quotidiane.

Anzitutto, la cenere, diversamente dalla sabbia, dall’argilla e dal fango, non è un prodotto della terra. È polvere che nasce da un braciere, cioè dal potere del fuoco. Il fuoco infiamma e consuma. Il che ricorda la nostra mortalità: siamo destinati a tornare polvere. Il fato dei nostri corpi terrestri è farsi cenere mentre vengono consumati dalla vita. Sebbene possa apparire un pensiero macabro, il richiamo al morire (“memento mori“) si accompagna ad un sano disincanto del mondo, principio di realismo. Infatti, far attenzione al nostro morire aiuta a comprendere che questa valle di lacrime, chiamata vita umana, non è poi tutto. Siamo vocati ad un’altra vita in cui, per Grazia di Dio e per nostro poco merito, non saremo ombre e polvere come in questa.

Un secondo pensiero. Il fuoco illumina e scalda, mentre brucia. La cenere è quindi segno di una vita consumata nell’illuminare e nel prendersi cura del prossimo in nome di Dio. L’amore di Dio è bruciante, ma non è fatto per scottare. Lo Spirito Santo è fuoco che chiama a rinascere dall’alto. La conversione è combustione: Il suo scopo è incenerire l’ego, il nostro amor proprio, per aprire il nostro cuore di legno all’amore di Dio sopra ogni cosa e di chi ci è accanto in Suo Nome, amico o avversario che sia. L’ego è fango che imputridisce. Là carità e fuoco che divampa e consuma la vanagloria di cui troppo spesso ci facciamo vanto.

Ancora, la cenere è un ottimo detergente. Lo sapevano bene le nostre nonne, quando si recavano alle vecchie fontane del paese a lavare i panni sporchi. Il cristianesimo cattolico insegna che nessun’anima umana, per quanto voluta, creata ed amata da Dio, è linda fin dalla nascita. Ogni anima ha bisogno di essere tersa in questa vita. Questo è esattamente lo scopo per cui Dio si è incarnato in Cristo Gesù: per detergerci dal peccato. Egli, sulla croce, si è fatto cenere per la salvezza delle nostre anime macchiate dall’inclinazione al male.

Infine, la cenere è anche un ottimo fertilizzante. È noto come, a seguito di un incendio, un bosco ricresca più rigoglioso e forte di prima. È anche consueto impiegare la cenere per rendere più colorati alcuni fiori, per esempio le Ortensie. A determinate condizioni ambientali, la cenere contribuisce a far cambiare il colore a questi bei fiori: li rende cerulei, appunto. Il ceruleo è una tinta meravigliosa: è la sintesi fra l’azzurro del cielo e il grigio chiaro della malta. Diventare anime color ceruleo: che riescono a far abbracciare il cielo e la terra, l’umano e il divino. La vita di fede cristiana vissuta nella Chiesa ha questo potere: è ambiente favorevole all’azione della Grazia divina, che concima le nostre anime terrene, rendendole pennellate dell’immensa bellezza del Cielo.

A quanto pare, quindi, non si può comprendere davvero nulla del senso dell’umanità, secondo la prospettiva cristiana, senza fare riferimento alle ceneri. Mi rendo conto che tale ricchezza simbolica sia difficile da accettare in un mondo assurdo come il nostro, in cui il consumismo ci rende convinti che siamo belli, bravi e buoni… basta che non smettiamo di comprare e vendere. Ciò nonostante, la Quaresima ci invita anche quest’anno ad un esodo spirituale: uscire dall’immaginario paese dei balocchi, in cui tutto è apparentemente piacevole, e avviarsi nel deserto per adorare il Dio vivo e vero crocifisso sul monte calvario.

2 pensieri riguardo “La polisemia delle ceneri

  1. Andrea M. ha detto:

    Caro Luciano,
    piccolo, ma importante, particolare: la cenere benedetta è ottenuta bruciando i rami dell’ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente…

    Ciao

    1. Luciano Pace ha detto:

      Certamente. Grazie Andrea della precisazione.

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