Ripudiare la menzogna

Il seguente brano antologico invita a compiere una scelta etica ben precisa: rifiutare la menzogna. Chi mente, per farlo, non solo deve conoscere la verità, ma la deve rifiutare, osteggiare, impugnare. L’autore suggerisce il coraggio della verità, in un mondo in cui la violenza la fa da padrona e noi uomini, intimoriti, preferiamo l’inettitudine della comodità all’amore della sapienza.

Siamo a tal punto disumanizzati che per la modesta zuppa di oggi siamo disposti a sacrificare qualunque principio, la nostra anima, tutti gli sforzi di chi ci ha preceduto, ogni possibilità per i posteri, pur di non disturbare la nostra grama esistenza. Non abbiamo più nessun orgoglio, nessuna fermezza, nessun ardore nel cuore. 

Non ci spaventa neppure la morte atomica universale, non abbiamo paura di una terza guerra mondiale (ci sarà sempre un angolino dove nascondersi), abbiamo paura soltanto di muover i passi del coraggio civico. Ci basta non staccarci dal gregge, non fare un passo da soli, non rischiare di trovarci tutt’a un tratto privi del filoncino di pane bianco, dello scaldabagno, del permesso di soggiornare a Mosca. 

Ce l’hanno martellato nei circoli di cultura politica e il concetto ci è entrato bene in testa, ci assicura una vita comoda per il resto dei nostri giorni: l’ambiente, le condizioni sociali, non se ne scappa, l’esistenza determina la coscienza, noi cosa c’entriamo? Non possiamo fare nulla. Invece, possiamo tutto! Ma mentiamo a noi stessi per tranquillizzarci. Non è affatto colpa loro: è colpa nostra, soltanto nostra. 

Si obietterà: ma in pratica che cosa si potrebbe escogitare: ci hanno imbavagliati, non ci danno retta, non ci interpellano. Come costringere quelli là ad ascoltarci? Fargli cambiare idea è impossibile. […] Davvero non c’è alcuna via di uscita? E non ci resta se non attendere incerti che qualcosa accada da sé? Ciò che ci sta addosso non si staccherà mai da sé se continueremo tutti ogni giorno ad accettarlo, ossequiarlo, consolidarlo, se non respingeremo almeno la cosa a cui più è sensibile. Se non respingeremo la menzogna. […]  

Quando la violenza irrompe nella pacifica vita degli uomini, il suo volto arde di tracotanza ed essa porta scritto sul suo stendardo e grida: “Io sono la violenza! Via, fate largo o vi schiaccio!”. Ma la violenza invecchia presto, dopo pochi anni non è più tanto sicura di sé e, per reggersi, per salvare la faccia, si allea immancabilmente con la menzogna. Infatti, la violenza non ha altro dietro cui coprirsi se non la menzogna, e la menzogna non può reggersi se non con la violenza. […] Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: il rifiuto di partecipare personalmente alla menzogna

Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini per opera mia! È questa la breccia nel presunto cerchio della nostra inazione: la breccia più facile da realizzare per noi, la più distruttiva per la menzogna. Poiché se gli uomini ripudiano la menzogna, essa cessa semplicemente di esistere. Come un contagio, può esistere solo fra gli uomini. […] 

La nostra via è: non sostenere in nessun caso consapevolmente la menzogna. Avvertito il limite oltre il quale comincia la menzogna (ciascuno lo discerne a modo suo), ritirarsi da questa cancrenosa frontiera! Non rinforzare i morti ossicini e le squame dell’ideologia, non rappezzare i putridi cenci: e saremo stupiti nel vedere con quale rapidità la menzogna crollerà impotente e ciò che dev’essere nudo, nudo apparirà al mondo.  

(Brano tratto da, A. I. Solženicyn, Vivere senza menzogna. Con la lettera ai dirigenti dell’Unione Sovietica, Mondadori).

Lascia un commento

Conferenze

Articolo precedente

Orientare il pensiero
Presentazioni

Articolo successivo

Preferenza o merito?